Imposte e Tasse, Successioni e Donazioni

Rinuncia al diritto di comproprietà. Domande e risposte

Quando si ricorre all’atto di rinuncia di un bene e ai diritti reali di godimento?
Capita spesso e volentieri di trovarsi ad essere titolari di quote di diritti, quali la proprietà, l’usufrutto o altri. Ciò può accadere, per la quasi totalità delle volte, a causa di eredità; l’esempio più frequente, ma ce ne sono molti altri, è quello dello zio senza figli né moglie che non ha fatto testamento ed ha diversi fratelli o nipoti che ne diventano eredi.

In queste situazioni, può non essere conveniente possedere la quota di proprietà, usufrutto o altro, per vari motivi: i contitolari sono molti; ci sono tanti piccoli terreni sparsi in giro che non valgono quasi nulla; il bene in comunione è un rustico che sta’ cadendo a pezzi, e via dicendo.

In estrema sintesi è un modo per evitare di doversi sobbarcare imposte e oneri tributari?
Di sicuro: le tasse sono da pagare e, nella considerazione che non vi è un ritorno immediato, sono di fatto costi non recuperabili. Di solito, inoltre, è molto difficile mettere d’accordo tutti su come gestire il bene: lo dividiamo? Se sì come? Lo vendiamo? Se sì a quanto? Bisogna farlo valutare? Il tetto è da rifare? Chi si chiama? Facciamo fare dei preventivi? I terreni sono affittati. Chi riscuote i canoni? E mentre queste domande si pongono, senza risposte, i costi di amministrazione e manutenzione possono rivelarsi alti, rispetto al valore di quanto percepito (se qualcosa viene o verrà percepito). Il tutto senza considerare appunto, le tasse. Con la crisi economica, temo, questo tipo di problema sarà sempre più presente.

In caso di beni condivisi con altre persone qual è la pratica corretta per la rinuncia della proprietà?
Lo dice il Codice Civile: il contitolare di un diritto ha la facoltà di rinunciare al proprio diritto, liberandosi così dei pesi della comunione.

Si dovrà procedere con un atto di rinuncia al diritto. Non c’è necessità né del consenso, né della presenza degli altri comproprietari, co-usufruttuari o altro. È il singolo che, decidendo di non volere più un determinato diritto, vi rinuncia.

Gli altri proprietari possono a loro volta rinunciare al bene?
Sì. Non vi sono limiti. In teoria anche tutti; è diritto di chiunque rinunciare alla titolarità di un bene, cui non è più interessato; anche il singolo proprietario. Sul punto, inoltre, si è espresso di recente e favorevolmente, con uno studio approfondito, il Consiglio Nazionale del Notariato.

Che fine fanno i beni a cui si rinuncia?
In caso di contitolarità, il bene rimane in comunione e, per effetto della rinuncia, aumentano le quote degli altri partecipanti. Ad esempio: Tizio, Caio e Sempronio, cugini figli di fratelli, sono comproprietari 1/3 ciascuno di un rudere in montagna. Se Tizio rinuncia, Caio e Sempronio diventano comproprietari 1/2 a testa. Se, invece, rinunciano tutti oppure il bene appartiene ad una sola persona, per espressa previsione normativa, considerato che non possono esistere beni di “nessuno”, il bene diventerà dello Stato.

BREVE PRECISAZIONE: non bisogna confondersi con la rinuncia all’eredità. In caso di beni ereditati, se si rinuncia alla contitolarità, si rimane eredi, non c’è effetto retroattivo e non scattano i meccanismi che derivano dalla rinuncia all’eredità (ad es. rappresentazione).